Mercato Centrale di Milano

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Mercato Centrale di Milano

Mercato Centrale di Milano

Dopo Firenze, Roma e Torino il progetto approda a Milano

 

L’apertura di Mercato Centrale Milano è prevista entro la fine del 2019, in uno spazio di 4400 metri quadrati disposto su due piani all’interno della Stazione Centrale, in piazza IV Novembre.

Un mercato coperto innovativo e contemporaneo, con banchi di artigiani e produttori dove fare la spesa, un ristorante, una caffetteria, un grande dehors e poi un fitto calendario di attività culturali.

Il progetto milanese prevede infatti la conversione a Mercato Centrale di uno spazio di 4.400 mq all’interno della Stazione Centrale, suddiviso su due piani: qui troveranno spazio 20 banchi di artigiani del gusto con la migliore offerta gastronomica del territorio locale, regionale e nazionale

La qualità del mangiare oggi non è più un’opzione. E Mercato Centrale si impegna per far si che i sapori siano a regola d’arte. La ricetta è semplice: se tutti i bottegai garantiscono per i prodotti, tutti i prodotti garantiscono per la bontà. Così il Mercato può farsi garante di tutti quei valori che fanno parte del mangiare secondo noi.

Si inizia con l’attenzione: verso il cliente, verso il territorio, verso l’ambiente.

Si prosegue con la cura: dell’artigianalità, dell’esperienza, della tradizione.

Si cresce con l’informazione: sui prodotti, sulle loro caratteristiche, sulla loro origine e lavorazione – dalla tracciabilità ai marchi di qualità.

Ogni bottega avrà il suo laboratorio e prepara piatti e bontà a vista, ed è il luogo ideale per fare la spesa e ritrovare il cibo vero, sincero e al giusto prezzo che l’Italia sa offrire. Bontà che si conoscono e specialità tutte da scoprire, da mangiare e condividere sui tavoli  oppure da acquistare e portare a casa.

Per avere un’idea di cosa sarà possibile trovare all’interno del Mercato Centrale Milano, basti pensare che il Mercato Centrale, tra Firenze, Roma e Torino, ospita già ad esempio, tra i suoi banchi, il pane e i dolci di Gabriele Bonci, il trapizzino di Stefano Callegari, la carne e i salumi di Fausto Savigni, le specialità vegetariane e vegane di Marcella Bianchi, il tartufo di Luciano Savini, le specialità siciliane di Carmelo Pannocchietti e il fritto (ma anche la mozzarella di bufala e i latticini) di Martino Bellincampi.

L’evento si inserisce – com’è da tradizione per Mercato Centrale – in un progetto più ampio di riqualificazione di una zona ad oggi poco vissuta della città.

L’obiettivo, infatti, è creare un forte legame con il quartiere, gli enti e le istituzioni, attivando un fittissimo calendario di eventi culturali che vadano oltre il food: mostre, presentazioni di libri, installazioni, laboratori, incontri.

Il Mercato Centrale ha da sempre mirato a stringere legami forti e duraturi con le città in cui si inserisce. Questo perché il territorio, con la sua fitta rete fatta di realtà esistenti, è un interlocutore importante, attento, attivo. E il legame che il Mercato ha saputo costruire è tangibile, apprezzato, riconosciuto e passa anche e soprattutto da gesti importanti.

I luoghi scelti per le aperture del Mercato Centrale – punti nevralgici del tessuto urbano e ambienti spesso non più vissuti – vengono infatti recuperati, portati a nuova vita e restituiti alla città, che può tornare a viverli e a goderne pienamente.

La cultura è nutrimento e il cibo nutre la cultura. Nascono così eventi prestigiosi, organizzati e voluti in sinergia con le istituzioni cittadine e nazionali protagoniste dell’arte, della musica, della scienza e della cultura. È anche così che il Mercato costruisce la sua identità unica di destinazione che si sceglie e si scopre, con contenuti di valore importante.

Un luogo dove la partecipazione è totale. dove c’è sempre qualcosa da osservare, scoprire, sperimentare, conoscere, approfondire. Questo perché il Mercato Centrale non è mai solo un semplice contenitore, ma si fa promotore e sostenitore di collaborazioni ed operazioni speciali di grande impatto, risonanza, visibilità. Eventi che danno un contributo costante alla vita culturale della città e che affermano con sempre maggior forza che – oggi più che mai – il cibo è cultura.